Ricerca scientifica ed educazione: una sinergia possibile
Disagio giovanile, problemi di relazione con ragazzi “difficili” o disturbati, bullismo, solitudine. Tante sfaccettature di un medesimo fenomeno, che oggi viene sempre più spesso definito con il termine di “emergenza educativa”. Che fare? Delegare la responsabilità della risposta all’esperto? O piuttosto spostare l’attenzione da ciò che non funziona a quel punto di speranza che sono le risorse sempre presenti in ogni persona?
La Fondazione Edimar, che si occupa di educazione e delle “difficoltà” in età evolutiva, con la supervisione di un comitato scientifico coordinato dalla Prof.ssa Daniela Lucangeli, lavora da anni sulla seconda ipotesi. Da questa sinergia lo spunto per un ciclo di convegni, organizzati in collaborazione con il Parlamento Europeo e la USSL 16 e con il patrocinio dell’Università e del Comune di Padova. Il primo di essi si è svolto in due giornate (12 e il 13 settembre 2008) presso la sede di Cà Edimar e aveva per titolo: “EDU-care: come non trattare da patologia ciò che è educabile?”. Un tema di riflessione che ha messo a confronto oltre 100 addetti ai lavori, provenienti da tutta Italia – docenti universitari educatori e assistenti sociali - realizzando per la prima volta un link fra due mondi troppo spesso lontani: la ricerca scientifica e l’esperienza educativa.
La tavola rotonda a cui hanno partecipato: un astrofisico Marco Bersanelli, uno psichiatra Marco Bertoli e una pedagogista Roberta Caldin, ha dato l’abbrivio alle giornate di studio, lavoro e confronto. “Il nostro metodo educativo – dice Dupuis introducendo i lavori – è “stare con” più che “fare un servizio per”. Questa concezione di risposta al bisogno implica un capovolgimento di metodo: significa mettere al centro del percorso non le conoscenze e le diagnosi, pur giuste, ma l’altro come imprevisto, facendo il sacrificio di attraversare la sofferenza per esaltare un positivo nascosto.”.
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